Dalla passione di un bambino alla passione di un uomo

Tempo fa una frase mi colpì:
“Tu sei fortunato perché hai una passione… “
Quella frase rimase dentro di me e caratterizzò gran parte delle mie scelte.
Fin da bambino ho avuto qualcosa dentro che non comprendevo a pieno, che non sapevo esprimere, che non sapevo vivere.
Cresciuto in un piccolo paese ho vissuto la campagna e la terra come qualcosa di scontato di ‘umile’ ma ‘povero’, chi mi ha cresciuto non ha scelto di vivere la terra o gli animali bensì l’hanno ereditata da chi la terra era costretto a viverla perché era l’unica cosa che c’era.
Questo nella mente del bambino che ero ha fatto nascere una idea, diventata poi una convinzione, che seguire la propria passione significava trovarsi un posto sicuro e cioè studiare, laurearsi e stabilizzarsi.
Timido, ubbidiente, tranquillo non ho mai dato problemi ai miei genitori, da bambino mi isolavo mi chiudevo in camera, pensavo da adulto, convinto che per accontentare quella convinzione bisognava fare il bravo e studiare allontanandomi sempre di più dal contatto con la terra e soprattutto con me stesso….
Quella chiusura cresceva di pari passo con la determinazione di accontentare quell’idea di raggiungere la stabilità, la sicurezza.
Man mano si spegneva anche quel fuoco che avevo da bambino legato ad una passione che vedevo sempre più lontana, ho cominciato ad allontanarmi dalla vita, troppo tempo lontano da quella terra che pure al me bambino aveva regalato qualcosa che non comprendevo e la ‘mente da adulto’ rifiutava a priori.
Arrivano l’università, le prime delusioni, le prime ferite e quel po’ di fuoco rimasto si spegne ma proprio quella determinazione acquisita con il tempo mi hanno spinto a non cedere alla depressione a non lasciarmi andare a non restare fermo ed ha cominciato a chiedermi:
“che cosa sto seguendo? Io chi sono?”
Cercare la risposta a quelle domande mi hanno portato ad intraprendere un percorso che non portava fuori di sé ma dentro sé stessi, che portava la mente ad ascoltarsi e ad ascoltare il proprio corpo….
Cominciai a fare nuove esperienze, come il ballo, che mai mi sarei sognato di fare anni prima e ad aprirmi verso gli altri imparando ad ascoltare e a condividere il proprio sentire.
Questo processo di ascolto mi ha fatto riscoprire e comprendere che cosa avevo seguito nel tempo e perché, ma soprattutto a ritrovare la voglia di mettermi in gioco ritrovando quel contatto proprio con la terra che per anni avevo per dato scontato per ‘povero’.
Lasciai gli studi universitari che ormai erano diventati un peso e non vivevo più come una possibilità di realizzare me stesso, trovai un lavoro che divenne stabile grazie ancora a quella determinazione a quella testardaggine che avevo acquisito ero arrivato a quella tanto ambita stabilità ma qualcosa mancava.
Nell’ascoltarmi sentivo che quella non era la mia vita che quel modo di vivere non faceva parte di me, ‘vivere per lavorare’ non era per me, ho cominciato a sentire la voglia di ‘lavorare per vivere’.
Fu così che arrivai all’albero della vita dove ho riscoperto un modo nuovo di vivere la terra, gli animali e il contatto con se stessi e soprattutto con gli altri, tornare a sperimentare quel fuoco che fin da bambino avevo cercato di seguire ma non ero stato capace di direzionare e per troppe volte avevo represso cercando di adattarlo ad una visione del mondo esterno che non mi apparteneva.
Ho scoperto come il contatto con i bambini, che avevo sperimentato sul lavoro, mi aiutava ad avvicinarmi a me stesso e di quanto loro sono importanti per noi e per il futuro.
Ho imparato che quel fuoco interiore che alimenta quella determinazione non va usato per stare nel mondo come lo conosceva ma per creare un mondo nuovo…
Mi chiamo Emanuele ho 27 anni e mi sento fortunato perché ho una passione che sto realizzando…

Articolo Emanuele Lizzi.