Coltivare la terra, coltivare te stesso.

Siamo tutti figli della terra, me lo ero dimenticato.
Quando ho intrapreso questo percorso di ricerca interiore (ne ho parlato nell’articolo intitolato “Imparando a Volare”), ho iniziato a riscoprire il legame con la terra. Arrivato all’Ecovillaggio Albero della Vita, oltre a prendermi cura degli animali della fattoria, mi sono dedicato anche all’aspetto agricolo.
Iniziammo a creare il primo orto; nessuno di noi aveva mai fatto esperienza diretta nell’orticoltura e, dopo aver cercato consigli, che spesso erano contrastanti e diversi l’un l’altro, abbiamo deciso di affidarci al nostro sentire. La prima intuizione fu di creare un orto sinergico perché, essendo il nostro terreno abbastanza ostico, prevalentemente argilloso, ci sembrava la soluzione migliore, che ha dato e continua a darci ottimi risultati!
Una parte di me lavorava volentieri la terra; l’altra parte, più forte, rendeva questo lavoro pesante, non permettendomi di sentire pienamente il legame naturale che volevo riscoprire. Mi accorsi che questo era dovuto al fatto che mi stavo approcciando verso questa nuova esperienza con la solita modalità; mi organizzavo la giornata e, immerso nei pensieri, portavo avanti le attività. Questo modo abitudinario di affrontare la vita, mi aveva isolato da tutto quello che mi circondava, come se vivevo le situazioni in maniera superficiale. Mi resi conto che lo stesso approccio avveniva anche con l’essere umano. Per proteggere il mio interiore, instauravo sempre in una relazione superficiale, senza mai immergermi pienamente in quello che l’altra persona sentiva realmente, forse anche per il fatto che nessuno lo aveva mai fatto con me.
Grazie alla terra, sono riuscito pian piano ad abbattere quelle barriere che mantenevano il mio cuore chiuso. Ho iniziato a riscoprire la magia del seme, che messo a dimora nel terreno, si trasformerà in una pianta, pronta a donare i suoi frutti, senza pretendere nulla in cambio. Noi esseri umani vogliamo un tornaconto dal nostro operato, la natura invece lo dona agli altri senza pretese, perché sa che madre terra dona ogni giorno ai suoi figli tutto ciò di cui hanno bisogno per vivere, nulla di più, nulla di meno. Il dare con l’aspettativa di ricevere qualcos’altro non fa parte della natura. Il dare sentendo l’amore in questo semplice e umile gesto è la vera ricompensa, e la natura ce lo insegna ogni giorno, perché nonostante la mancanza di rispetto e lo sfruttamento che riceve, continua a donare ai suoi figli, l’esempio di amore incondizionato.
Questo periodo di caos è da accogliere come un momento per fermare le nostre menti meccaniche e proiettate verso il futuro per iniziare a sentire il momento presente, il profumo dell’aria, il lento ma inesorabile scorrere della vita. Seminare un piccolo seme in un vaso e osservare giorno dopo giorno la sua crescita per rendersi conto che il miracolo che tanto cerchiamo già ce lo abbiamo, ma ce ne siamo dimenticati: il miracolo della vita.
Siamo tutti figli della terra; ci sta chiedendo a gran voce di tornare a prenderci cura di lei, così che possa aiutarci a riscoprire il legame che esiste tra tutti gli esseri umani in quanto figli della terra.

Articolo Davide Bonollo