Cammino per davvero

Quante volte siamo consapevoli dei passi che facciamo? Quando camminiamo, mentre una parte di noi automaticamente muove il corpo, la nostra attenzione è altrove, distaccata dal momento presente. Questo essere sopra pensiero ci porta ad estraniarci dalla realtà e dal sentire ciò che essa ci trasmette in ogni istante.
Quando quest’anno è arrivato il momento di lavorare la terra, la prima domanda che mi sono posto è come potevo ottenere un buon risultato rispettando il più possibile la terra.
Sono tante le informazioni che si possono trovare su come lavorare la terra, alcune più tecniche, alcune più soggettive, esistono tecniche particolari a seconda della cultura che si vuole piantare; quindi non mi soffermerò su questo e chi fosse interessato al metodo che ho usato, può contattarmi privatamente, sarò felice di confrontarmi.
Ciò che voglio trasmettere è la volontà di mettersi in ascolto, di sentire cosa ha bisogno la terra, di sentire la pianta stessa come vuole essere trattata. Se ci pensate, anche noi siamo come le piantine, abbiamo bisogno di un buon terreno per crescere sani e forti e ognuno di noi necessita di cure differenti perché non siamo tutti uguali.
Anche in questo caso la terra è un mezzo per poter imparare ad entrare più in profondità dentro di noi, per aprire il cuore. Ogni zappata che diamo al terreno, la quantità di acqua che diamo alle piante, il tempo che dedichiamo, determina il risultato del nostro raccolto. A volte basta un niente per danneggiare una piantina, basta dimenticarsi di annaffiarla un giorno quando fa molto caldo o non coprirla bene quando arriva una gelata improvvisa. Un terreno lavorato male non permetterà al seme di schiudersi. La stessa cosa vale per noi, presi da mille emozioni e pensieri, dimentichiamo di coltivare il sentire, ciò di cui realmente abbiamo bisogno, e questo porta giorno dopo giorno, ad appassire, non riuscendo a raccogliere i frutti che tanto desideriamo.
Amare se stessi significa prendersi cura di se ogni giorno, certi che i frutti arriveranno.

Articolo di Davide Bonollo